Recensione su Primonumero.it

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Ringrazio di vero cuore Monica Vignale che, nello spirito con cui è nato questo lavoro, ha voluto farmi dono di un articolo che nei toni e nella scrittura ha colto il senso del mio progetto e lo ha reso evidente con grande affetto e partecipazione.
Michele

30 anni dopo, le canzoni della vita: Michele, i vecchi amici e un cd che racconta la speranza

Sembrava una sfida impossibile, invece il disco è pronto e sta per essere distribuito negli store digitali e nelle edicole e librerie della zona. Michele D’Ambra, prof di storia e filosofia del Liceo Alfano, ha riunito i vecchi amici di un tempo, con i quali cantava e suonava, e ha sfornato un progetto musicale con le canzoni scritte quando aveva 20 anni “e stavo scoprendo l’amicizia dopo un lungo periodo di solitudine”. Brani che non sono stati stravolti ma solo arrangiati per esigenze di registrazione. Oltre 25 le persone che hanno lavorato al cd “Come l’Alba”, un prodotto professionale confezionato prevalentemente in casa.

Guglionesi. Michele D’Ambra e la musica sono intrecciati come la fede al dito. E altrettanto inseparabili. Le note, questo professore di storia e filosofia che oggi ha 53 anni e che festeggerà il compleanno tra pochi giorni, se le porta dentro da sempre. Incise nel cuore e nella testa. Ecco perché quando, da ragazzino, un maestro del Conservatorio di Campobasso gli ha negato la carriera da musicista «perché, secondo lui non potevo usare i pedali del pianoforte a causa del mio handicap», Michele non si è dato per vinto. Il richiamo del ritmo, dell’armonia, delle parole in musica era più forte di qualsiasi impedimento. A 12 anni strimpellava la chitarra, a 14 suonava l’organo e il piano e scriveva già testi e musica, «pur non conoscendo affatto il pentagramma». Nella musica, come in tutte le espressioni artistiche, ci sono i puristi della teoria e gli autodidatti: Michele D’Ambra, guglionesano doc, fa parte di questa seconda categoria. «Ho fatto pratica con la chitarra durante gli anni dell’adolescenza e della giovinezza» racconta nel suo “studio” domestico, fra tastiere, sintetizzatori, pc, casse professionali, aste per microfoni e tutta una serie di “attrezzi da lavoro” che accompagnano le sue giornate e scandiscono il ritmo del tempo libero.Il cd è nato qua dentro, attraverso una minuziosa paziente opera di registrazione e arrangiamento. C’è un cd, infatti, nella vita di Michele D’Ambra, musicista per passione, che ha spaziato fra generi diversi: leggera e pop, fusion e jazz, la corale classica. E’ stato accompagnatore del coro Dulcis Christe di Guglionesi, tastierista dei gruppi Forever Young e Chorus Line. Eppure il cd non c’entra niente con questo percorso. Comincia molto prima. «Parte dalle canzoni che ho scritto a 18 anni, quel periodo lì» racconta lui, che all’epoca era un ragazzo tremendamente attratto dalla bellezza della vita e dell’amicizia, grazie alla quale è uscito dalla solitudine. Canzoni rimaste in testa e su qualche cassetta «dove le ho registrato per non perderne la memoria» per anni e anni. Per decenni. Canzoni che hanno accompagnato in silenzio la sua esistenza, i suoi studi, il matrimonio, la paternità, il cammino di fede, come un sottofondo rimasto sempre nell’ombra. Fino a quando il secondogenito, Giovanni, che ha 16 anni e studia percussioni al conservatorio, ne ha colto un’eco da dietro la porta della camera-studio. «Papà, che roba è questa? Non l’ho mai sentita prima..». E Michele, in quel momento, ha girato la chiave del passato e ha liberato i ricordi, pensando che «sarebbe stato bello lasciare ai miei figli un regalo del genere, un disco con quelle canzoni sopravvissute alla giovinezza, che hanno attraversato indenni il tempo della mia vita». Anche se alla fine il vero regalo lo ha ricevuto lui, perché il disco (che dovrebbe uscire il 20 dicembre, il giorno del suo compleanno) è stato l’occasione per rincontrare i vecchi amici, quei ragazzini musicisti e cantanti di un tempo che ora sono cresciuti e che hanno accolto con entusiasmo l’idea di collaborare a questo progetto. Si chiama “Come l’alba”, e ci hanno lavorato circa 25 tra musicisti e interpreti. «E’ un disco che ha rimesso insieme le persone con le quali avevo suonato tanti anni fa, accogliendo altre persone, alcuni musicisti affermati e di straordinaria qualità, che hanno dato la loro disponibilità e sono state felici di partecipare a questo progetto. Per me un regalo inatteso e bellissimo». I brani e la musica sono di Michele D’Ambra, che ha anche unito le parti assegnate a musicisti e cantanti e completato gli arrangiamenti, dopo qualche passaggio negli studi di registrazione. «Per fare un cd di un certo livello servono molti soldi. Io non potevo permettermelo e ho trovato un altro sistema». Il risultato è eccezionale, e non solo perché gli otto brani cantati più i 4 di lettura con musica di sottofondo affrontano generi diversi e raccontano, con le parole di un (ex) ragazzo, sentimenti delicati, paure, timidezze, angosce e speranze che hanno preservato la loro attualità. E’ la qualità del lavoro a sorprendere, e colpisce tanto più sapere «che in questo disco suonano e cantano insieme persone che non hanno mai suonato insieme». Miracoli del digitale, quello che trenta’anni fa – quando i brani sono stati scritti – era una utopia fantascientifica e che oggi invece è possibile, accessibile perfino fra le pareti domestiche, come racconta la storia di questo cd. Una storia di rapporti umani, condivisione di un progetto che presto sarà in vendita anche in librerie e edicole della zona. «Ora che ho oltrepassato la barriera, che mi sono messo in gioco senza nascondermi, mi piacerebbe farlo ascoltare a quante più persone possibile» rivela l’autore, che indipendentemente da come andrà a finire «questa follia» è soddisfatto anche solo di questa avventura durata un anno e mezzo e conclusasi con il disco pensato e curato in ogni sua piccola parte. Insostituibile l’apporto dei musicisti: Oreste Sbarra, Miguel D’Agata (un mito del basso «e un amico»), Gregg Koyle, Basso Cannarsa, Tiziano Albanese, Matteo Pippa, Michele Iammarrone, Antonio Bonanni, Nicola Cordisco, Pierluigi Barbato, Marco Salvatore. Azzeccatissima la scelta delle voci che hanno interpretate, ognuna con la sua caratteristica, le canzoni: Gianni Aversano, Laura Aguzzoni, Angelo Fabrizio, Vincenzo Limongi, Elissa Giuditta, Roberta D’Adamo, Andrea Scutti e Nicola Sorella, «per me un fratello, che mi sta accanto da sempre e col quale ho condiviso la vita». Nicola Sorella ha anche curato il progetto grafico, impreziosito dagli acquerelli di Luigi Pace e dalle fotografie di Errico Fioretti scattate a Castelluccio di Norcia, un posto al quale Michele è particolarmente affezionato. Sono le canzoni di una vita, di un passato che però rinnova i suoi stati d’animo e riscopre le stesse parole di un tempo per parlare alle orecchie e al cuore. Michele D’Ambra non ha più paura di farle ascoltare. E di spiegarle, lasciando che i ricordi riaffiorino. «’Luna’, per esempio, l’ho scritta a Vieste durante un campo scuola con padre Enzo Ronzitti». ’Icaro’ è stata pensata e scritta ammirando un quadro di Matisse «che mi ha sempre colpito nel profondo». “Per Gianluigi” è un brano intriso di dolore ma anche di speranza scritto dopo la morte di un ragazzo di Guglionesi, «un amico» in un tragico incidente stradale nel 1990. «Non le ho toccate più, né nelle parole né nella musica. Ora che le ho riascoltate, riascoltate e riascoltate, posso dirlo: sono contento così». (mv)

 

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