09 – Una questione di metodo. Uno sguardo sulla realtà umana

Persona - Logos - Relazione
2011 – Una questione di metodo. Uno sguardo sulla realtà umana, in AAVV. Persona, Logos, Relazione. Un fenomenologia al plurale, scritti in onore di Angela Ales Bello, Città Nuova Editrice, Roma 2011

 

Un inizio

Un pomeriggio di novembre piuttosto uggioso. Dopo aver affrontato un viaggio piuttosto lungo durante il quale si sono susseguite riflessioni, sensazioni, tentativi di immaginare una figura della quale fino a quel momento avevo solo ciò che mi avevano restituito le parole lette su degli articoli, su un libro e ancora di più su una lettera scritta a me per accettare di incontrarmi, mi ritrovo all’ingresso della Pontificia Università Lateranense. Controllo l’orario delle lezioni e attendo che finisca l’ora in corso. Dopo pochi minuti vedo arrivare la professoressa Ales Bello con tre suoi studenti. Mi avvicino e mi accorgo che sono stranieri e che la professoressa parla con loro nelle rispettive lingue. Dopo essermi presentato ci dirigiamo verso quelli che chiamavano studi. Non sembri strana questa affermazione perché una volta raggiunto il luogo mi trovo in uno stanzino piccolissimo con una scrivania sulla quale è poggiata in una cornice semplicissima una foto di Edith Stein, la ragione del nostro incontro, e una piccola lampada che illumina quello che vi si trovava sopra.

Iniziamo a parlare del lavoro necessario allo svolgimento della mia tesi di laurea su Edith Stein e della opportunità di approfondire le mie conoscenze sul metodo fenomenologico.
Colgo immediatamente lo stretto legame che la Ales vede tra i lavori della Stein e quelli di Husserl e accetto di partire proprio da una conoscenza del metodo elaborato da quest’ultimo.
Tutti gli incontri, che si sono succeduti negli anni, in cui si è tornati a discutere di questioni filosofiche non si sono mai allontanate da questo nucleo teoretico centrale.
Tutte le analisi svolte dalla Ales Bello si presentano come una serie di onde concentriche che hanno origine da un unico punto. Sicuramente accanto alla concentricità vi è anche la profondità. Ogni nuova analisi si mostra come un andare più a fondo di temi affrontati a più riprese. E, tuttavia, nessuna perde mai di vista il punto da cui sgorga tutto: la rigorosità del metodo e lo sguardo sulla realtà che da essa trae origine.

 

L’avvio di una ricerca

L’interesse per la filosofia e la ricerca si manifestano piuttosto presto. Al Liceo Classico Tasso di Roma da lei frequentato, la Ales, trova un ambiente segnato da una forte impostazione umanistica. Non disdegnando le materie scientifiche, però, avverte subito l’esigenza di affrontare e di veder chiarite le questioni di fondo che appartengono alla natura dell’essere umano. Ecco perché dopo il Liceo si iscrive alla Facoltà di Filosofia della Sapienza di Roma.
In questo momento l’ambiente universitario romano è ancora segnato dal post-idealismo di Spirito e dallo storicismo crociano.
Tuttavia, come spesso accade, l’incontro con un professore che era stato in Germania e che le chiede di lavorare sulla Fenomenologia husserliana, diverrà l’elemento decisivo della sua formazione e della sua stessa esistenza.
L’interesse per la scienza e per la storia conducono la Ales ad un approfondimento del metodo fenomenologico nella sua tesi di laurea su Husserl e la storia pubblicato in un secondo momento.
L’interesse per la Fenomenologia non è soltanto teoretico. L’incontro con un altro docente, il professor Toesca, risulta determinante anche per l’approfondimento di tematiche a carattere metafisico.
Con lui ella segue il perfezionamento a Parma e può proseguire i suoi studi sulla Fenomenologia. Motivi familiari la spingono a non prendere in considerazione una collaborazione all’Università di Parma e a partecipare al concorso a cattedra che la porterà a insegnare nei Licei per molti anni.
Insegnamento che verrà svolto sempre contemporaneamente alla ricerca filosofica ora portata avanti attraverso rapporti con professori dell’Università di Parma, Arezzo e Roma.
La capacità di intessere rapporti con le persone si presenta come uno dei tratti più evidenti e peculiari della personalità della Ales Bello.
Gli incontri importanti sono quelli con Conci e, soprattutto, con il professor Nicolosi che la introduce alla Pontificia Università Lateranense della quale diverrà una delle docenti più stimate. Sarà anche la prima docente di sesso femminile ad essere professore ordinario prima, e decano in un secondo momento.
La storia di questa ricerca prosegue con un insegnamento ad Arezzo e con una docenza straordinaria, prima, e ordinaria, dopo, di storia della filosofia contemporanea all’Università Lateranense.
Non possiamo tacere un particolare che oltre ad avere una rilevanza nella storia personale della Ales Bello, riveste un un’importanza anche nella storia culturale e, non solo, del nostro paese. Nelle università pontificie vi era una certa difficoltà ad accogliere insegnanti donne, soprattutto quando vi era la possibilità che esse potessero aspirare all’insegnamento ordinario. Quest’ultimo apriva l’accesso alla carica di decano che per tradizione[1] era riservato ad insegnanti di sesso maschile. Nel momento in cui la Ales, attraverso la partecipazione ad un concorso, può aspirare all’insegnamento ordinario viene posta la questione sull’opportunità di permettere che questo avvenga. È a questo punto che interviene a sbloccare la situazione una persona che nella storia successiva della Ales, e non solo, avrà un’importanza fondamentale: si tratta del pontefice Giovanni Paolo II.
Egli per una conoscenza personale della Ales, di cui torneremo a parlare, e per un’attenzione completamente nuova al ruolo della donna nella vita della società e della Chiesa le offre la possibilità di divenire ordinario e, quindi, come accadrà in seguito, decano della facoltà di filosofia di quella che viene indicata come “Università del Papa”.

 

Il Centro Italiano di Ricerche Fenomenologiche

Nel frattempo le ricerche sulla Fenomenologia husserliana si approfondiscono sempre di più. La lettura dei testi di Husserl è personale; in Italia la Fenomenologia è conosciuta attraverso la mediazione dell’Ermeneutica e della filosofia di Heidegger che non sempre offrono una lettura adeguata dei testi husserliani. Ecco perché la Ales avverte la necessità di recarsi, per svolgere le proprie ricerche, all’Archivio Husserl di Lovanio. Il tedesco studiato dapprima in Università e poi al Goethe Institute di Roma le permette di affrontare senza mediazioni la lettura dei testi husserliani e non solo. Proprio a Lovanio, al piano inferiore dell’edificio che conteneva i manoscritti di Husserl salvati dal padre Van Breda, ella trova l’archivio dei manoscritti di Edith Stein.
Sebbene non può visionarli perché l’archivio è chiuso, avrà in questo modo i primi contatti con l’autrice che, insieme, ad Husserl rappresenterà il focus intorno al quale si svolgerà il suo lavoro di ricerca e, sempre più, di insegnamento.
Il lavoro sulla Fenomenologia condurrà la Ales ad avere altri incontri importanti che le apriranno un altro orizzonte di lavoro.
Un’amica le presenta padre Simoni, un domenicano che aveva svolto una tesi su Husserl che non verrà mai pubblicata a motivo dell’atteggiamento pregiudiziale che i domenicani hanno nei confronti della filosofia moderna. Padre Simoni, a sua volta, le presenta il padre D’Amore, un altro domenicano dagli orizzonti culturali molto ampi che aveva organizzato un centro culturale intorno al quale si riunivano i professori universitari romani. Il centro si presenta come un luogo nel quale avvengono confronti fra intellettuali appartenenti a posizioni diverse. Il padre D’Amore chiama la Ales a collaborare come segretaria al centro. È così che ella avvierà quella trama di rapporti con persone dalla più svariata formazione che continuerà nel Centro che la vedrà come protagonista principale a partire dal 1974. Infatti è proprio in quest’anno che fonda insieme a Domenico Conci, il padre Valori e Elio Costantini il Centro Italiano di Ricerche Fenomenologiche.
L’idea di un Centro che approfondisse le tematiche inerenti la fenomenologia husserliana viene appoggiata dal padre D’Amore, ma anche aiutata nello sviluppo dall’incontro con un’altra delle personalità che nella storia personale della Ales avrà una grande importanza: quello con Anna Teresa Tymieniecka. Quest’ultima direttrice di Analecta Husserliana e presidente del The World Institute for Advanced Phenomenological Research and Learning, le propone la fondazione di un Centro che affiliato a quello da lei promosso si proponga di promuovere lo studio dei testi husserliani e di seguire poi gli sviluppi della fenomenologia nei filosofi che hanno seguito in qualche modo il suo metodo.
Così prende avvio quell’attività di promozione di incontri prima a partire da tematiche di carattere fenomenologico e poi a partire dalla valorizzazione di testi pubblicati che dopo qualche tempo si proporrà anche come eredità del centro di padre D’Amore e che ancora oggi rappresenta uno dei momenti principali di confronto fra studiosi della fenomenologia e di formazione per studenti giovani che hanno desiderio di avventurarsi nello studio del metodo proposto da Husserl.
Proprio grazie all’incontro con la Tymieniecka, inoltre, la Ales ha la possibilità di partecipare a convegni internazionali nei quali incontra filosofi che hanno studiato la Fenomenologia fra i quali i più noti sono senz’altro Levinas e Ricoeur.
La Tymieniecka le chiede anche di accompagnarla quando insieme al cardinal Wojtyła sta preparando la traduzione in inglese del lavoro di quest’ultimo dal titolo The acting person.
Come abbiamo rilevato precedentemente proprio la conoscenza personale del cardinale sarà importante per la presenza della Ales all’Università Lateranense.
Il percorso biografico della Ales si intreccia sempre più con quello teoretico. Pertanto vogliamo tentare ora di rintracciare nel suo pensiero alcuni nuclei tematici fondamentali.

 

La Fenomenologia al femminile, l’incontro con Edith Stein, l’antropologia duale e la fenomenologia della religione

La presenza, nella scuola fenomenologica, di pensatrici[2] il cui valore viene riconosciuto in prima istanza da Husserl stesso e poi da colleghi di sesso maschile, spinge Ales Bello a rivolgere la sua attenzione allo studio delle loro opere; è guidata, in questo, dal desiderio di conoscere le varie configurazioni assunte dal metodo fenomenologico e di verificare i risultati raggiunti dalle filosofe nella sua applicazione a vari ambiti del sapere.
I frutti di questo lavoro vengono presentati in un volume, pubblicato nel 1992, dal titolo Fenomenologia dell’essere umano. Lineamenti di una filosofia al femminile. Esso rappresenta il punto di avvio più sistematico dell’interesse nei confronti del “femminile” che farà da sottofondo a tutta la sua opera successiva.
Vi sono contenute, infatti, tutte le tematiche che, nel corso degli anni, verranno riprese e sviluppate secondo prospettive diverse.
La «presenza sempre più numerosa di figure femminili nel corso del Novecento, in quell’ambito di indagine che tradizionalmente si definisce “filosofia”, attira l’attenzione e merita riflessione»[3]. Tale riflessione deve essere svolta in una maniera serena mediante un’analisi quanto più possibile attenta e rigorosa del fenomeno: «il fenomeno, cioè, dell’inserimento sempre più consistente delle donne nel mondo della cultura e in particolare nella speculazione filosofica»[4]. Ales Bello, fa presente sin da principio, che l’oggetto della sua ricerca è un fenomeno, un fatto che si manifesta e che il metodo da usare è quello che lascia che il fenomeno riveli la sua essenza. Questo la preserva dall’assumere posizioni ideologiche dettate da reazioni emotive e prive di giustificazioni razionali.
Il tema del “femminile” non è affrontato a partire da una contrapposizione ideologica nei confronti dell’altro sesso, onde rivendicare un ruolo e una posizione che, nella storia, sono stati negati alle donne. Piuttosto, interessante è il fatto che alcune donne si siano fatte apprezzare per il lavoro svolto e per il contributo offerto alla riflessione filosofica in particolari campi di indagine. L’analisi storica e quella teoretica procedono di pari passo e danno vita ad una grandiosa trama dalla quale emergono risultati imprevisti: «Nel seguire le loro indagini non si perderà di vista la questione che le loro stesse analisi suggeriscono, quella riguardante il punto di vista femminile dal quale l’indagine è svolta.
In tal modo si spera di ottenere un doppio risultato, di far conoscere, cioè, gli sviluppi delle indagini fenomenologiche in pensatrici, considerate spesso finora “minori” e di renderli noti in quanto frutto di una ricerca che consente di porre la questione del rapporto fra la filosofia e il pensiero al femminile; tale questione, che si presenta in tutta la sua importanza ed attualità, in verità si è delineata proprio nel corso dell’esame del pensiero delle tre fenomenologhe, esame, che non era mosso inizialmente da questa finalità, infatti sono state le loro indagini a sollecitare una riflessione sulla loro peculiare configurazione»[5].

Il metodo fenomenologico ha mostrato una grande corrispondenza con la sensibilità femminile. Sebbene sia stato elaborato da un uomo, esso rivela maggior consonanza con la maniera di far filosofia delle donne. Anche questa è un’affermazione che deve essere giustificata per non apparire completamente gratuita. Ales Bello lo fa servendosi del contributo di Edith Stein. Per stabilire quanto un modo di procedere sia congeniale alla natura femminile, occorre chiedersi in cosa consista, di fatto, la femminilità e se essa abbia a che fare con la filosofia. E, per non procedere in maniera pregiudiziale e ideologica, lo si deve fare partendo da un’analisi che colga l’essere femminile nella sua concretezza storico-sociale. Edith Stein fa questo a partire dall’esigenza di individuare, dal punto di vista essenziale, le caratteristiche del genere femminile al fine di elaborare linee pedagogiche utili alla formazione delle donne[6].

Le analisi della Stein danno modo alla Ales Bello di riaffermare la disponibilità del metodo fenomenologico ad essere usato con fecondità da pensatrici che ne determinano anche configurazioni peculiari.
Accertata, mediante lo studio dell’opera delle fenomenologhe, la possibilità di una modalità di far filosofia propria dell’animo femminile, occorre stabilire in che cosa essa consista.
Lo si può fare prendendo in considerazione tre aspetti diversi della questione: il tipo di ricerca cui le pensatrici si sono dedicate, la modalità specifica di utilizzo del metodo e la prevalenza accordata a determinati temi.
Circa il primo aspetto possiamo dire, riprendendo le analisi precedenti, che la scelta del metodo fenomenologico è favorita dalla maggior conformità che esso ha con la modalità di approccio alla realtà, propria del “femminile”, connotata dalla capacità di apertura all’altro nei suoi elementi più concreti e dalla tensione a cogliere, in modo intuitivo, gli aspetti particolari in relazione alla totalità dell’essere.
Per quel che riguarda la specificità nell’uso del metodo, possiamo notare, sinteticamente, come Ales Bello indichi nella scelta della posizione “realista” all’interno della scuola fenomenologica, la peculiarità del modo di procedere delle tre pensatrici.

Questo ci conduce anche ad alcune considerazioni riguardanti il terzo aspetto della questione.
Le analisi compiute dalle tre fenomenologhe sono rivolte, essenzialmente, a quello che la Ales Bello chiama “mondo della vita”, vale a dire, a quei temi che hanno a che fare con l’esistenza dell’essere umano nella sua relazione con la natura – nel suo aspetto cosmico –, con l’altro – nella sua dimensione interpersonale – la comunità secondo le varie forme che assume, con l’Altro – nella sua realtà assoluta – che è Dio. La prevalenza di questi temi, anch’essa non premeditata, evidenzia il riverberarsi, nel pensiero, della modalità specifica di essere “femminile”.
Ci siamo attardati nella considerazione di quest’opera della Ales Bello perché essa ci sembra di fondamentale importanza nell’individuare ed enucleare le problematiche riguardanti il tema del “femminile”, e nel tentativo di far scaturire da analisi attente e rigorose, risposte che verranno approfondite nei lavori successivi.
Non si può, a questo punto, non prendere in considerazione l’incontro, in qualche modo, determinante per l’itinerario speculativo della Ales Bello. Ci riferiamo a quello con l’opera di Edith Stein cui ella ha dedicato la gran parte del lavoro degli anni che vanno dagli Ottanta del Novecento ad oggi.
È al contributo che ella le ha offerto che vogliamo dedicare, ora la nostra attenzione.

«Quando negli anni Settanta sono venuta a contatto con le sue opere [di Edith Stein] in occasione di una ricognizione all’interno della scuola fenomenologica fondata da Edmund Husserl, mi sono resa conto di trovarmi di fronte ad una pensatrice di grande valore, ed ho iniziato pazientemente un lavoro di divulgazione attraverso le prime traduzioni e i primi commenti. Non pensavo certamente che la sua figura intellettuale e spirituale attirasse il Magistero della Chiesa Cattolica nella persona del Pontefice Giovanni Paolo II fino al punto di proclamarla Beata, Santa e Patrona d’Europa. Tali riconoscimenti si aggiungono e confermano i meriti di una personalità il cui valore può essere colto, tuttavia, anche indipendentemente da essi»[7].

Questa dichiarazione, contenuta in uno dei tantissimi lavori dedicati all’opera di Edith Stein, rivela immediatamente la sorpresa avuta nell’incontro con una personalità estremamente affascinante e la cui opera risulta di una fecondità inaudita nell’affronto di problemi che hanno a che fare con la persona umana. Inoltre, ci avverte, anche in maniera abbastanza discreta, della gran mole di lavoro che Ales Bello ha svolto nell’intento di far conoscere il pensiero di questa pensatrice[8].

A partire dalla fine degli anni ottanta del secolo scorso è cominciato un lavoro di traduzione e di diffusione dei testi della Stein in Italia che, nel giro di dieci anni, a messo a disposizione di quanti vogliono accostarsi al suo pensiero la quasi totalità delle sue opere e una notevole mole di studi che mettono in luce il valore profondo del suo itinerario speculativo e umano. Questo lavoro che ha coinvolto, insieme alla Ales, altri studiosi che si riconoscono ormai in una comunità di ricerca, ha fatto apprezzare il pensiero della Stein in ambiente laico e, in questi ultimi anni, anche in Brasile come testimonia la presenza di contributi di studiosi brasiliani all’interno di questo volume celebrativo.
Per quel che riguarda la peculiarità dell’interpretazione che la Ales offre della Stein, l’elemento più importante da sottolineare è la continuità fra il momento fenomenologico e quello relativo alla ripresa dei temi della filosofia classica e medievale. La Stein, secondo Ales, non ha mai abbandonato radicalmente l’antropologia che scaturisce dall’uso del metodo fenomenologico semmai, questo è un elemento di novità, ella ha riproposto un concetto di essenza che l’ha ricondotta alle radici metafisiche del concetto stesso. Il percorso speculativo della Stein permette di pensare al suo lavoro come a una Summa che compone diversi elementi. Prima di tutto il metodo fenomenologico, in secondo luogo una lettura particolare del pensiero moderno, in particolare di Cartesio, come terzo momento la filosofia classica e medievale sotto il profilo del rapporto fra essenza ed esistenza dando maggiore spessore al valore dell’essenza rispetto a quello dell’esistenza.
Vi è nel pensiero della Stein una sintesi dei problemi e dei temi affrontati dalla storia della filosofia.
La complessità del suo pensiero ha impedito spesso di cogliere il valore rappresentato dalla totalità delle analisi da lei svolte. Per questo la sottolineatura continua dell’importanza delle indagini filosofiche condotte dalla Stein nei confronti di un approccio alla sua figura che ne mettesse in risalto solo gli aspetti legati alla spiritualità può essere senza dubbio indicata come un altro degli elementi peculiari della lettura della Ales.
Il contributo che le analisi della Stein hanno offerto alla Ales Bello, in particolar modo per quel che riguarda il tema del femminile, ci riportano all’indagine sull’essenza della donna.
Essa servirà, da un lato ad individuare una prospettiva interessante nel panorama degli studi sulla “questione femminile”, dall’altro a chiarire anche la posizione della Ales Bello che, a giudicare dal numero di lavori e di commenti dedicati alle opere in cui la Stein espone il suo punto di vista, crediamo l’abbia fatta propria. Da ultimo, essa sarà di aiuto nell’introdurci ad un altro passo importante nell’itinerario speculativo della Ales Bello, quello dell’elaborazione di un’antropologia duale.

Possiamo così indicare schematicamente i punti in cui si articola l’analisi di Edith Stein[9] sulla donna:

1. la natura dell’essere umano si realizza in due specie: specie virile e specie muliebre; la sua essenza si esprime in due modi diversi e solo l’intera struttura rende evidente l’impronta specifica.

2. è possibile indicare nell’unità, nella chiusura dell’intera personalità corporeo spirituale, nello sviluppo armonico delle potenze le caratteristiche della specie femminile, mentre nella elevazione di singole energie alle loro prestazioni più intense, quelle della specie maschile.

3. Queste caratteristiche si esprimono negli individui in modo diverso, vale a dire che in alcune donne possono prevalere tratti della specie maschile e viceversa. Questo è legato al destino personale di ognuno.

4. Perché si abbia consapevolezza di esso è necessaria una corretta educazione che può scaturire solo da una visione adeguata dell’essere umano e da una scelta ponderata degli strumenti utili a questo scopo.

5. L’educazione deve mirare anche a un inserimento dell’individuo all’interno di una comunità in cui i rapporti fra i sessi siano sereni ed equilibrati.

6. Nasce, qui, la domanda sul conflitto fra i sessi per chiarire il quale occorre far ricorso all’aiuto offerto dalla Rivelazione. E proprio quanto emerge dall’interpretazione dei passi biblici condurrà all’antropologia duale sviluppata in maniera originale, o meglio, personale, da Edith Stein e confermata magistralmente da Giovanni Paolo II.

Senza alcun dubbio, la strada per giungere alla elaborazione di una visione dell’essere umano che tenga conto della specificità dell’essere maschile e femminile, può essere percorsa a partire da due prospettive diverse, che pure non mancano di punti di intersezione e contatto: una di tipo filosofico per la quale il metodo fenomenologico risulta essere di grandissima utilità, l’altra di tipo teologico per la quale occorre mettersi in ascolto di quanto ci è stato comunicato dalla Rivelazione e di ciò che emerge dall’interpretazione che, nella storia, hanno offerto di essa i teologi.

Ales Bello procede, nel suo itinerario speculativo, prendendo in considerazione entrambe le vie e rinvenendo punti di contatto interessanti fra di esse.
Il punto di partenza per l’elaborazione di un’antropologia duale, da un punto di vista teologico, è l’interpretazione dei primi tre capitoli del libro della Genesi e di vari passi neotestamentari; e, ancora, l’attenta valutazione di quanto ci è suggerito dalla lettura dei Vangeli a riguardo dell’atteggiamento di Gesù verso le donne.
Quantunque non sia possibile, in questa sede, offrire una panoramica completa delle interpretazioni che, nella storia della teologia, sono state offerte dei primi tre capitoli della Genesi, possiamo affermare che essi costituiscono un punto di riferimento chiaro e imprescindibile per quanti vogliano conoscere alcunché riguardo al mistero dell’essere della persona.
Le argomentazioni della Ales Bello poggiano sul commento che dei passi biblici sopra indicati offrono autori come la Stein e Maritain, oltre che, naturalmente, Giovanni Paolo II, nella sua lettera apostolica Mulieris Dignitatem e in una serie di documenti frutto del suo Magistero sulla persona.
Da essi si evince quanto l’analisi fenomenologica aveva già suggerito: l’uomo e la donna sono entrambi esseri umani, entrambi creati a “immagine e somiglianza” di Dio, ma, nello stesso tempo, sono stati fatti con una loro peculiarità per costituire, l’uno per l’altra, un aiuto nella realizzazione del proprio essere. L’uomo non trova, fra gli altri esseri, uno che sia a lui simile se non quando Dio gli presenta la donna che si rivela come un altro “io” a lui speculare e quindi differente[10]. Questa differenza è, nella condizione paradisiaca in cui l’uomo viene inserito, una ricchezza: egli non può scoprire se stesso e il significato del proprio essere se non riflettendosi nella donna, come in uno specchio che gli svela più di quanto egli sia capace di percepire da se stesso. La “reciprocità” nella quale l’uomo e la donna vivono li fa essere “amici” fra loro e gli fa sperimentare la bontà di essere stati oggetto di una creazione amorevole da parte di Dio.
Ma accade qualcosa che distrugge questa armonia: essi contravvengono ad un comando divino; questo determina la loro separazione e la situazione di conflitto nella quale, da quel momento in poi, saranno costretti a vivere.
L’estraneità conseguente al peccato originale, tuttavia, non è la condizione definitiva nella quale vengono lasciati da Dio.

La storia del rapporto di Dio con l’uomo e la donna prevede una nuova alleanza che ripristini quella infranta dalla prima disobbedienza. Essa viene realizzata attraverso l’Incarnazione, la quale si configura come il mistero centrale della religione cristiana.

La personalità di Cristo, la sua originale visione della realtà e dell’essere umano, gettano una luce nuova sui problemi con cui l’uomo da sempre ha avuto a che fare.
Maria, madre di Cristo, ci viene mostrata come esempio di maternità-verginale[11], modello di donna che vive appieno quelle caratteristiche di amore accogliente, concreto e attento alla totalità del destino della persona che la Stein attribuisce al tipo dell’atteggiamento femminile.
Cristo ha vissuto molteplici rapporti con persone dell’altro sesso e ha mostrato la modalità con la quale l’estraneità conseguente al peccato originale può essere eliminata.
La salvezza è legata al riconoscimento della propria dipendenza creaturale, riconoscimento venuto meno nel momento del peccato, e rinnovato dal sacrificio salvifico di Cristo.
Il mistero della persona nella sua unità-duale potrebbe configurarsi, teologicamente, come mistero “nuziale” nel quale l’alleanza fra l’uomo e la donna trova il suo compimento nel riconoscimento, da parte dei due, della propria creaturalità e quindi del legame inscindibile con Colui che determina l’essere e la pienezza, nella forma da Lui scelta, quella del matrimonio o della consacrazione verginale nella quale la maternità o paternità trovano una modalità di espressione specifica.
La Rivelazione offre, come si vede, una giustificazione a quelle contraddizioni, che sul piano naturale, la filosofia aveva messo in evidenza e una soluzione al conflitto.
Pertanto, il passo ancora da compiere, sarà quello relativo all’approfondimento dei rapporti fra la conoscenza filosofica e quella teologica, vale a dire all’apporto che le religioni, in particolare quella cristiana, possono offrire alla conoscenza dello specifico femminile nella prospettiva, già indicata, dell’antropologia duale.
La dimensione religiosa si è rivelata, nell’analisi fenomenologica dell’essere umano, come vertice e compimento dell’essere di quest’ultimo. Non si può comprendere il significato delle cose e dell’esistenza senza tener conto del legame con la realtà che ne fissa il destino ultimo. Pertanto, un’indagine sul fenomeno “religioso” risulta quanto mai necessaria e opportuna. Abbiamo parlato di “fenomeno” religioso in quanto anch’esso può essere conosciuto mediante il metodo fenomenologico husserliano.

Ales Bello porta avanti questa ricerca e ne espone i risultati in un testo pubblicato nel 1997 con il titolo Culture e religioni. Una lettura fenomenologica[12]. Seguendo le ricerche di quanti, nell’ambito della fenomenologia, si sono occupati del fenomeno religioso, la nostra autrice, giunge ad indicare nelle religioni il momento fondamentale di sviluppo della cultura di una civiltà. Ciò non a partire da posizioni predeterminate, ma a conclusione di un’analisi dettagliata e rigorosa dell’esperienza religiosa dell’essere umano nelle diverse culture.
Ed è già in quest’ambito, che emerge la rilevanza del tema del femminile in quanto, anche nelle religioni più arcaiche, vi è la presenza di figure femminili che hanno un ruolo fondamentale per la vita dell’essere umano. Ecco perché un’indagine storica sul “femminile” non può evitare l’incontro con esse.
Nondimeno, lo studio del fenomeno religioso, evidenzia il limite di fronte al quale ci si trova nel prendere in considerazione il rapporto che l’uomo stabilisce con la divinità: il bisogno di una rivelazione che sveli l’essere umano a se stesso. La religione, infatti, si presenta come un tentativo compiuto dall’uomo stesso di immaginare il suo rapporto con il mistero. Questo tentativo è personale e legato alla capacità di immaginazione di chi lo realizza. Ecco perché al suo limite estremo, esso coincide con il desiderio che il mistero stesso si riveli[13].

Tutto ciò sembra essere accaduto. Questa è la pretesa di quella religione sui generis che è il Cristianesimo. Pertanto, l’indagine sul fenomeno religioso, non può che giungere alla considerazione della specificità rappresentata dal Cristianesimo nel panorama delle religioni. Essa deve essere messa in evidenza a partire da quanto ci è stato rivelato mediante la Scrittura e la Tradizione della Chiesa, ma anche a partire dallo sviluppo che la loro interpretazione ha avuto nell’opera di quanti hanno riflettuto su di essa. Da ultimo, non si può tacere la verifica esistenziale a cui è possibile sottoporre i risultati raggiunti: un cammino che può essere compiuto in compagnia di quanti l’hanno già intrapreso.
Sebbene la riflessione sull’apporto che la Rivelazione può offrire alla ricerca sulla natura dell’essere umano sia venuta incontro alla Ales Bello attraverso lo studio dell’opera di Edith Stein, in questi ultimi anni ha visto un approfondimento mosso dalla riproposizione autorevole, da parte del Magistero di Giovanni Paolo II, della problematica riguardante il rapporto fra la fede e la ragione.
Ancora una volta, in compagnia di personalità autorevoli, Ales Bello propone una tesi che, per quanto sia provocatoria, viene giustificata ampiamente all’interno della sua opera: «solo sul suolo fecondato dall’esperienza cristiana si delinea un’antropologia che si mostra attenta alla duplicità dell’essere umano in maschile e femminile»[14].

Siamo ricondotti al tema del “femminile” attraverso l’indicazione di un percorso di cui, ora, possiamo rinvenire tutte le tappe.
Il lavoro, come si può ben comprendere, non è da considerarsi concluso e, anzi, deve proseguire, basandosi su ciò che è stato già guadagnato, nella direzione di un chiarimento sempre maggiore della natura dell’essere umano nelle due specie nelle quali si presenta, maschile e femminile; ciò ai fini di un superamento della conflittualità nei rapporti fra i sessi che, non dimentichiamo, può essere frutto solo di un lavoro di ascesi paziente e quotidiano, nella consapevolezza che la salvezza è legata all’imitazione dello sguardo che sulla persona umana ha avuto Colui che si è configurato come modello stesso del genere umano: Cristo.
Gli studi storici riguardanti la “questione femminile” sono, nella maggior parte dei casi, caratterizzati da un metodo di indagine di tipo politico-sociologico; essi individuano, nella rivendicazione dei diritti delle donne, la nascita del “femminismo” e, additano in esso, un momento fondamentale della presa di coscienza da parte di quest’ultime del loro ruolo e della loro importanza nella società. Spesso dimenticano o sottovalutano l’importanza della dimensione religiosa dell’essere umano, e ne sottolineano solo gli aspetti, il più delle volte negativi, che conducono ad un mutamento politico e sociale.
Pur cosciente del valore di questi studi, Ales Bello intende offrire, ad essi, un’integrazione che metta in risalto la necessità di una maggior attenzione ai mutamenti che avvengono sul piano etico-religioso in quanto essi: «si riflettono sulla visione che l’essere umano ha di se stesso»[15].

Emergeranno, così, le radici cristiane del femminismo e i contributi offerti da pensatori cristiani, sovente accusati di misoginia, allo sviluppo di un’antropologia attenta alla dimensione femminile e aperta alla considerazione dell’essere umano nel suo essere uomo e donna.
Se consideriamo la prospettiva finale secondo la quale l’indagine storica è svolta, vale a dire, quella di rintracciare, nella storia del pensiero sul “femminile”, quanto risulta utile a delineare i caratteri specifici dell’essere femminile e indicare possibili elementi di superamento della contrapposizione fra i sessi, la posizione della Ales Bello, mostra tutta la propria originalità.
L’analisi storica, quella filosofica e quella teologica, già prese in considerazione, risultano mirabilmente integrate nel portare a termine il compito fissato in precedenza.
L’adesione alla visione autorevole di Giovanni Paolo II, conduce, l’autrice, ad esaminare e a valutare, secondo tale prospettiva, gli studi più recenti; in essi si fanno strada alcune categorie utili alla realizzazione di un’antropologia duale: quelle di reciprocità, complementarietà, asimmetria che meritano, senza dubbio, una riflessione ulteriore, ma che già da ora, mostrano la loro fecondità nell’approfondire la categoria della differenza che, contrapposta, finora, a quella di uguaglianza, ha evidenziato i propri limiti nel dare ragione del rapporto fra i sessi.

 

Note

  1. Siamo consapevoli di quanto la Chiesa sia attaccata alla tradizione.
  2. Hedwig Conrad-Martius, Edith Stein, Gerda Walther.
  3. A. Ales Bello, Fenomenologia dell’essere umano. Lineamenti di una filosofia al femminile, Città Nuova , Roma, 1992, p. 5.
  4. Ivi, p. 5.
  5. Ivi, p. 20.
  6. Ella svolge queste analisi in una serie di conferenze rivolte ad associazioni di insegnanti e in un corso tenuto all’Istituto di Pedagogia Scientifica di Münster.
  7. A. Ales Bello, Edith Stein. Patrona d’Europa, Piemme, Casale Monferrato, 2000, p. 7.
  8. È difficile dar conto in maniera dettagliata degli studi che Ales Bello ha dedicato all’opera di Edith Stein; possiamo senz’altro rimandare, per questo, alla bibliografia presente nei testi che ella ha dedicato alla Stein e alle presentazioni e introduzioni a quasi tutti i testi di Edith Stein tradotti in lingua italiana e editi dalla Editrice Città Nuova. Quello di cui non si potrà dar conto è della perizia, del rigore e della passione che con la quale ha accompagnato chi, come il sottoscritto, ha, in maniera molto modesta, collaborato con lei a questa attività.
  9. Sebbene essa verrà ripresa molteplici volte, ci sembra utile l’esposizione che la Ales Bello ne offre in A. Ales Bello, E. Stein. La passione per la verità, Edizioni Messaggero, Padova, 1998, pp. 78ss.
  10. Un teologo contemporaneo suggerisce l’idea di una ri-creazione dell’uomo nel momento in cui Dio, dal suo costato, fa emergere la donna. Quasi ad indicare che l’essenza dell’essere umano viene riplasmata nel momento in cui è creata la donna: «Adamo non è in grado di svolgere il suo compito non perché esso sia troppo difficile per lui, ma perché egli non è abbastanza umano. È come se la sua umanità avesse bisogno di essere rafforzata. […] È come se Adamo, l’essere umano, regredisse al primo momento della creazione per essere ri-creato, apparendo la seconda volta come una realtà singola in due modi di esistenza radicalmente differenti». L. Albacete, God at the Ritz – Attraction to Infinity, tr. it. di C. Tafani, Attrazione per l’Infinito, Marietti, Milano, 2003, p. 143.
  11. Verginità e maternità sembrano essere in contraddizione. Eppure notevole è l’approfondimento riguardo alla natura della persona che può scaturire da una riflessione sul rapporto fra questi due aspetti. Lo hanno fatto i padri, ma soprattutto pensatori medievali, primo fra tutti, Dante.
  12. La rilevanza di questo testo è testimoniata anche dall’aver avuto una traduzione in portoghese: A. Ales Bello, Culturas e Religioes. Uma leitura fenomenologica, Edusc, 1998.
  13. Platone stesso parla del desiderio di una divinità che venga in soccorso all’uomo allor quando, esaurita la sua capacità immaginativa, voglia conoscere il mistero del proprio essere.
  14. Intra, p. 64.
  15. Intra, p. 19.