Attesa e Speranza

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Ci stiamo avvicinando al Natale. La festa nella quale si celebra la nascita di Colui che ha dato compimento a tutte le attese dell’uomo e gli ha offerto la possibilità di sperare sempre. Ecco una realtà veramente divina: la speranza. Nulla è possibile senza l’attesa e la speranza e solo Dio può farcene dono.

 

Ma la speranza, dice Dio, ecco quello che mi stupisce.
Me stesso.
Questo è stupefacente.
Che quei poveri figli vedano come vanno le cose e che credano
che andrà meglio domattina.
Che vedano come vanno le cose oggi e che credano che andrà
meglio domattina.
Questo è stupefacente ed è proprio la più grande meraviglia
della nostra grazia.
E io stesso ne sono stupito.
E bisogna che la mia grazia sia in effetti di una forza incredibile.
E che sgorghi da una fonte e come un fiume inesauribile.
Da quella prima volta che sgorgò e da sempre che sgorga.
Perché le mie tre virtù, dice Dio.
Le tre virtù mie creature.
Sono esse stesse come le mie altre creature.
Della razza degli uomini.
La Fede è una Sposa fedele.
La Carità è una Madre.
La Speranza è una bambina da nulla.
Che è venuta al mondo il giorno di Natale dell’anno scorso.
Che gioca ancora con babbo Gennaio.
Eppure è questa bambina che traverserà i mondi.
Questa bambina da nulla.
Lei sola, portando le altre, che traverserà i mondi compiuti.
Come la stella ha guidato i tre re fin dal fondo dell’Oriente.
Verso la culla di mio figlio.
Così una fiamma tremante.
Lei sola guiderà le Virtù e i Mondi.
Una fiamma bucherà delle tenebre eterne…
La piccola speranza avanza tra le sue due sorelle grandi
e non si nota neanche…
E non si fa attenzione, il popolo cristiano non fa attenzione
che alle due sorelle grandi.
La prima e l’ultima.
E non vede quasi quella che è in mezzo.
La piccola, quella che va ancora a scuola.
E che cammina.
Persa nelle gonne delle sue sorelle.
E crede volentieri che siano le due grandi che tirino la piccola per la mano.
In mezzo.
Tra loro due.
Per farle fare quella strada accidentata della salvezza.
Ciechi che sono che non vedono invece
Che è lei nel mezzo che si tira dietro le sue sorelle grandi.
E che senza di lei loro non sarebbero nulla.
Se non due donne già anziane.
Due donne di una certa età.
Sciupate dalla vita.
E’ lei, quella piccina, che trascina tutto.
Perché la Fede non vede che quello che è.
E lei vede quello che sarà.
La Carità non ama che quello che è.
E lei, lei ama quello che sarà.
Singolare virtù della speranza, singolare mistero, questa non è
una virtù come le altre, è una virtù contro le altre.
Prende in contropiede tutte le altre. S’addossa per così dire
alle altre, a tutte le altre.
E tien loro testa. A tutte le virtù. A tutti i misteri.
Le supera per così dire, va contro corrente.
Risale la corrente delle altre.
Non è una schiava, questa bambina è irriducibile.
Lei replica per così dire alle sue sorelle; a tutte le virtù, a tutti
i misteri.
Quando loro scendono lei sale, (è molto ben fatto,)
Quando tutto scende solo lei risale e così le doppia, le decuplica,
le allarga all’infinito.
Spaventosa libertà dell’uomo.

Charles Peguy – Il portico del mistero della seconda virtù